martedì 19 febbraio 2008  

 

 

ROTTA VERSO DUBLINO

 

 

Rieccoci dall’aereo per nuove esilaranti avventure… Stavolta in rotta verso Dublino.

Accanto a me una giovane coppia evidentemente irlandese perché lui una volta aveva i capelli rossi e ora invece ha fatto la fine di Riky Cunningum (chissà come si scrive). Insomma del regista Ron Howard, quello di Apollo 13.

 

Entrambi sono immersi nella lettura: per lei i “mille splendidi soli” di Hosseini mentre per lui non lo so perché nel mezzo c’è lei e non è che sia piccina.

Per quel poco che riesco a vedere dal finestrino sullo sfondo alla nostra sinistra si intravedono i monti della Corsica e dietro un brillante tramonto.

L’occasione si fa quindi ghiotta per praticare subito il mio inglese e allo stesso tempo rompere le scatole ai piccioncini stretti mano nella mano qui accanto. “Cudde iu teicche a picciar ov ve sanset for mi?”.

Ecco, ora Ron Howard sarà un grande regista, ma come fotografo fa caha come dicono a Livorno. Ma con tutto il cielo che c’è proprio l’ala dell’aereo mi doveva prendere? Guardate sotto che risultato…

E non gli posso chiedere di farne un’altra perché si vede lontano un miglio che ha paura di guardare fuori e non vede l’ora di rimettere il suo testone dentro il libro che finalmente ho scoperto essere “On the road” di Keruac.

 

Sono passati solo venti minuti e lasciata alle spalle Livorno, mi piace pensare che stiamo puntando verso la Costa Azzurra. Quello che mi preoccupa e dovrebbe preoccupare anche un po’ voi è che non potendo guardare fuori dall’oblò che è completamente ostruito, dovrò impiegare il tempo in altro modo e a scrivere per quasi tre ore ce n’è di pagine da riempire.

Per fare il ganzo potrei mettermi a scrivere direttamente al computer e non è detto che poi non lo faccia, ma per ora preferisco il calore della carta e della penna.

La differenza è un po’ come tra un forte abbraccio virtuale e un forte abbraccio dove le mani affondano, ma non troppo, nelle cicce. Cambia il gusto certamente, ma l’importante è quello che uno scrive e sente sia sincero. E a volte non puoi fare a meno di fidarti che lo sia perché non hai alternative.

 

E poi torno a Firenze la settimana prima di Pasqua quando sarà primavera e i ricci escono dal letargo o, almeno quelli che conosco io…

E probabilmente non dovrei dirlo....ma mi farebbe piacere sentirne uno e......
anche questo non dovrei dirlo...ma mi farebbe anche piacere vederlo....

 

Comunque tornando a noi fuori si è fatto buio e per quanto il capoccione alla mia sinistra mi lasci intravedere credo che stiamo passando sopra Parigi e che forse quella cosa che brilla un po’ più alta delle altre laggiù sia la tour Eiffel. Forse la più bella città che abbia visto, Parigi, dopo Firenze of course (vabbé, è difficile fare paragoni).

Dice che stiamo passando anche su Londra ed io nel frattempo mi ero messo a leggere “Maledetti Toscani” per ingannare l’attesa. Meglio così che masticando patatine acquistate a bordo a un prezzo “very cheap” da una hostess la cui faccia mi è familiare: sarà che la faccia delle hostess carine con cui ho volato me la ricordo facilmente e ormai anche i loro nomi…

Comunque sarà meglio tornare con i piedi per terra e, a proposito, la mia avventura in terra d’Irlanda sta per cominciare perché stiamo atterrando…